Competenza sportiva, fiducia e capacità di creare un clima di squadra: la qualità della relazione tra il «coach» e i ragazzi è un passaggio educativo rilevante.

Come vedono i giovani l’altro adulto? Cosa si aspettano da lei, da lui? Cosa della relazione con queste figure favorisce la loro crescita? Cosa invece li ferisce?
A queste domande abbiamo cercato in questi anni di dare risposta con la ricerca longitudinale condotta dall’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo attraverso un campione rappresentativo degli adolescenti italiani. Nel terzo volume che rendiconta i risultati di questa ricerca, (Alfieri, Marta, Bignardi, “Adolescenti e relazioni significative” – Vita e Pensiero 2020) dando spazio anche ad ambiti meno esplorati come quello sportivo. […]

[…] Dalla nostra ricerca, che ha coinvolto 6.250 adolescenti, è emerso che il 94,1% ha praticato o pratica attualmente sport. Si fa sport soprattutto in forma organizzata nelle società sportive del proprio territorio (è così per l’82,9% dei rispondenti).

Per ciascuno di questi giovani sportivi quindi va immaginato un allenatore. Ma chi è l’allenatore per i giovani, che significato e funzione riveste nella loro quotidianità? L’allenatore è innanzitutto qualcuno da cui imparare. Il processo di costruzione della relazione sembra così partire da una “fiducia di base” che i ragazzi pongono a prescindere, in quanto l’allenatore viene considerato come una persona di riferimento.

Qui l’articolo completo su Avvenire a cura di Elena Marta, ordinario di Psicologia sociale e di comunità dell’Università Cattolica, e Caterina Gozzoli, ordinario di Psicologia dei gruppi e delle organizzazioni all’Università Cattolica.