I GIOVANI ITALIANI CHIEDONO UNA POLITICA DIVERSA. IL 53% BOCCIA QUELLA ATTUALE, MA PER IL 74% È POSSIBILE MIGLIORARLA CON IMPEGNO IN PRIMA PERSONA

La campagna elettorale per il voto del 4 marzo è oramai conclusa. Ora a parlare saranno soprattutto i risultati sia relativi all’affluenza sia del consenso ottenuto dai vari partiti. Ma al di là del voto, rimane aperto l’interrogativo sulla fragilità del rapporto tra nuove generazioni e politica.

La metà dei giovani italiani (53%) boccia la politica italiana attuale perché sentita lontana, non in grado di mettersi in piena sintonia con le nuove generazioni e poco efficace nell’affrontare i temi che li riguardano.

Esistono però rilevanti differenze per titolo di studio e in particolare rispetto alle condizioni in cui i giovani si trovano. Gli studenti, non ancora confrontati con le difficoltà del mondo del lavoro e con aspettative ancora alte sul proprio futuro, tendono ad essere molto più favorevoli (voto positivo per circa il 60%, anche se solo 1 su 5 promuove con voti elevati).

Chi ha un lavoro (spesso non del tutto coerente con la propria formazione e con retribuzioni medio-basse) è molto più critico (i voti positivi scendono al 46% circa). I Neet (chi non studia e non trova lavoro) sono i più severi: solo il 36% promuove la politica italiana attuale. Per oltre il 40% è da bocciare senza appello.

È quanto emerge da un’indagine promossa dall’Istituto Toniolo nell’ambito del Rapporto Giovani e realizzata da Ipsos dall’1 al 9 febbraio su un campione rappresentativo di 2.225 residenti italiani tra i 20 e i 35 anni (generazione dei Millennials) in collaborazione con Università Cattolica e con il sostegno di Fondazione Cariplo e Intesa Sanpaolo.

Se si passa però dal considerare l’attuale quadro politico italiano all’atteggiamento più in generale rispetto al valore e alla funzione della politica in sé, si ottengono risultato molto più positivi.

Solo il 7,8% degli intervistati considera la politica totalmente inutile, irrimediabilmente pensata come esercizio del potere e non a favore del bene comune. Il 21,5% non è del tutto negativo, ma è poco convinto sulla possibilità che possa migliorare il paese. Prevale in ogni caso chi considera la politica potenzialmente uno strumento utile (49,8%) a cui si aggiunge oltre uno su cinque (20,9%) ne è pienamente convinto.

I valori sono ancora più incoraggianti tra gli under 25 si sale vicino all’80% di rispondenti che vedono nella politica uno strumento utile per migliorare il paese in cui vivono.

I giovani intervistati chiedono una politica attenta e aperta verso le nuove generazioni. Secondo il 26,2% i partiti attuali non offrono alcun vero spazio di partecipazione e azione delle nuove generazioni. Per quasi il 50% ciò avviene solo in modo limitato. Meno di uno su quattro pensa che opportunità vere di coinvolgimento vengano offerte da almeno una forza politica.

La percezione di apertura più bassa è presentata dalle classi sociali più svantaggiate.

Se però una apertura autentica ed effettiva ci fosse nei confronti dei giovani che vogliono impegnarsi, l’opinione per molti intervistati diventerebbe più favorevole. In tal caso la visione della politica migliorerebbe “abbastanza” per la metà degli intervistati, e “molto” o “moltissimo” per il 24,3%. Il riconoscimento del miglioramento con un maggior coinvolgimento dei giovani aumenta sensibilmente con il titolo di studio.

Un’ ampia maggioranza di giovani è quindi aperta verso la possibilità di un maggior coinvolgimento e di un miglioramento della politica. Lo conferma il fatto che alla domanda “Anche se è molto difficile, è ancora possibile per tutti impegnarsi in prima persona per cercare di far funzionare meglio le cose in Italia”

quasi tre giovani su 4 concordano. Anche chi ha titolo di studio basso concorda in quasi il 70% dei casi, ma si sale al 78% tra i laureati.

“Questi dati confermano” – afferma Alessandro Rosina, coordinatore scientifico del Rapporto Giovani – “come guardando oltre le difficoltà della propria condizione e la bassa credibilità della politica attuale, i giovani italiani non risultino disinteressati e individualisti, come vengono spesso ritratti. Mostrano un grande desiderio di contare sulle

decisioni pubbliche che hanno ricadute sul loro futuro e sul contesto in cui vivono.

Desiderano farsi parte attiva di un paese che nonostante le difficoltà, ha grandi potenzialità di crescere e ha grande voglia di riscoprirsi in sintonia con i processi più virtuosi di cambiamento e crescita di questo secolo. Perché questo desiderio possa esprimersi concretamente e con forza, serve però accesso ad informazione adeguata, consapevolezza del valore del proprio ruolo sociale ed esperienze positive di confronto e partecipazione. Il rischio è però che dopo il voto del 4 marzo si torni a parlare di tutt’altro”.

comunicato stampa