© Alex / CC BY 2.0
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di Francesco Mattana

 

Il sospetto lo avevamo già, ma una Ricerca pubblicata di recente dall’Istat avalla ogni presentimento negativo: nel 2014 i lettori di libri in Italia sono diminuiti rispetto all’anno precedente, confermando una tendenza negativa avviata nel 2010.

La flessione ha interessato in modo particolare i più giovani. La quota è infatti diminuita dal 49,3% del 2013 al 44,6% del 2014 per i ragazzi tra i 6 ed i 10 anni, dal 57,2% al 53,5% per quelli tra gli 11 ed i 14 anni e dal 49,8% al 45,6% per giovani tra i 20 ed i 24 anni.

Per dare un po’ di luce a questo quadro piuttosto fosco la filiera dei settori Carta, Editoria, Stampa e Trasformazione ha lanciato una proposta: un bonus lettura per i ragazzi tra i 18 e i 25 anni, in alternativa alla detrazione delle spese per l’acquisto di libri, quotidiani e periodici.

I giovani avrebbero la possibilità di acquistare libri, giornali o abbonamenti a riviste o quotidiani pagando solo il 25% del prezzo di copertina. Il rimanente 75% verrebbe pagato dallo Stato sino a un contributo di cento euro a testa. Secondo le stime di Alessandro Nova, dell’Università Bocconi, considerando una percentuale del 50% di fruitori, il costo per lo Stato sarebbe inferiore ai 250 milioni di euro.

La proposta nasce da alcune considerazioni: secondo l’Istat, nel 2014 oltre 800mila persone sono “uscite” dal mercato dei libri, smettendo quindi di acquistare saggi e romanzi. Nel 2013 hanno smesso di leggere abitualmente un quotidiano 1,9 milioni di persone e un periodico 3,6 milioni. In Italia oltre la metà della popolazione legge meno di un libro l’anno.

La dinamica del mercato dell’editoria e della stampa non può, scrive Nova, essere attribuita solo alla crisi ma ad effetti strutturali: la riduzione del rapporto tra consumi di libri e giornali e consumi totali delle famiglie «ne è la prova più che palese».

La buona notizia è dunque la presenza di un forte interesse pubblico nel rilancio della lettura, ma bisognerà intervenire con urgenza sulla diseguaglianze culturali, a partire da quella generazionale sino al Mezzogiorno – dove i livelli di lettura scendono al 30% a fronte del 48,5% del Nord. Questa è la priorità da cui ripartire.