di Emanuele Buzzi

Corriere della Sera, 20/01/13

 

Delusi e disillusi Il 51% si informa di politica, ma il giudizio sulla classe dirigente è impietoso: per il 76% è «incompetente»

 

MILANO – Delusi, disillusi, arrabbiati. È il ritratto dei giovani italiani tra i diciotto e i trentaquattro anni. Ventenni e trentenni rapiti dal vento dell’antipolitica e frastornati dagli scandali che hanno colpito i partiti, ragazzi che vivono con disincanto il presente e guardano con incertezza al futuro. Secondo un sondaggio condotto da Mtv Italia (che ha lanciato la campagna «Io voto» per sensibilizzare i giovani verso la politica), solo il 45% degli intervistati si ritiene realmente felice e il 70% si dice fiero di vivere in Italia (una delle percentuali più basse a livello mondiale, la media internazionale è dell’82%, ndr ).

Il loro rapporto con la politica è emblematico: il 74% la associa alla corruzione, il 67% a una sensazione di disgusto, mentre al 57% degli intervistati provoca rabbia. Nonostante le elezioni siano alle porte poco più di 6 su dieci (62%) si dichiarano certi di andare a votare e quasi tre su quattro (73%) vedono nell’astensionismo «un modo per protestare, per esprimere dissenso rispetto all’attuale sistema politico».

Numeri che fanno riflettere, specie se accostati all’idea che i ventenni/trentenni hanno della nostra attuale classe politica: per il 76% è «incompetente», per il 67% «raccomandata» e per il 60% «anacronistica e incapace di rinnovarsi». Mondi che sembrano opposti. Siamo lontani dalla visione in cui «tutto è politica» di Thomas Mann, quasi agli antipodi. Uno su due (51%) si informa di politica ma la ritiene una componente non prioritaria della propria vita (e il dato è ancora più alto tra i ventenni), il 23% non si interessa o tende ad evitare temi politici. Solo il 2% è coinvolto attivamente. Tuttavia c’è qualche spiraglio di ottimismo. Il 49% dei giovani crede che un interessamento «inteso come informazione e consapevolezza oltre che come supporto diretto a un partito» sia fondamentale.

E anche a livello di orizzonti, i giovani hanno delle certezze. Il loro leader politico ideale lo hanno in mente: onesto (81%), chiaro, trasparente (66%), credibile (65%). Sull’agenda politica da lanciare hanno le idee chiare. Dopo tutte le polemiche di questi anni su bamboccioni e giovani schizzinosi al primo posto, tra le priorità, svetta la lotta alla disoccupazione giovanile (con il 28%). Subito a ruota i ventenni/trentenni vorrebbero risolvere i problemi legati alla crisi economica (26%) e alla pressione fiscale (13%). Lavoro, economia, anzitutto. Cambia invece il modo di manifestare il dissenso: ora il mondo dei giovani si divide. Il 46% ritiene che la protesta nelle strade sia «un valido mezzo», ma ora spunta anche un 45% che «pensa alla protesta sul web e sui social media». D’altronde in un altro sondaggio sugli under 30 promosso dall’Istituto Toniolo e dalla Fondazione Cariplo e diffuso a dicembre, solo l’8,5% dà un voto almeno sufficiente ai partiti.

La disaffezione è in realtà una costante: nulla di diverso con il passato. Negli ultimi quattro anni è cambiato poco, nonostante l’ulteriore deterioramento dell’immagine del mondo politico. Sempre per un’indagine sui giovani condotta da Mtv, nel 2009 il 92% degli intervistati dichiarava di non fidarsi dei politici. L’unica a salvarsi nel 2009 era l’Unione europea, che godeva della fiducia del 52% dei ragazzi. All’epoca i potenziali astenuti toccavano cifre record: il 90% aveva affermato che avrebbe evitato le urne in caso di elezioni. Oggi, alla vigilia delle Politiche, il partito del non-voto è ancora una solida realtà, ma è in netto calo. Anche se restano la rabbia e la delusione.